Verso un vaccino contro la dipen…

E' costituito da una part…

Melanomi: il 'sildenafil' (viagr…

Il Viagra, la pillola blu…

Tumore al pancreas: con minirobo…

Il tumore del pancreas ri…

Parkinson: impiantato prima sist…

E' stato effettuato in …

Dipendenze e alcolismo: un gene …

E' un gene ad impedire il…

Cardiopatici nell'ordine di 1 su…

Roma, 29 gen - Chirurgia …

Inibitori gamma secretasi - usat…

[caption id="attachment_1…

Celiachia e gravidanza:l’importa…

Milano, maggio 2014 – La …

Cioccolato fondente, mirtilli e …

La ricerca medica si fa …

Sotto i piedi una "coltura" di 2…

I funghi sono una colon…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Microalbuminuria e rischi cardiovascolari

19′ Congresso della Societa’ Europea di Ipertensione (ESH)

Anche se i medici europei sono consapevoli della microalbuminuria come primo segnale del danno d’organo, in parte ancora sottovalutano la sua importanza come fattore di rischio e come strumento diagnostico, in special modo per il rischio cardiovascolare. A richiamare l’attenzione sul ruolo della microalbuminuria (presenza di piccole quantita’ di albumina nelle urine) e’ il prof. Hermann Haller (Direttore del Dipartimento di Nefrologia e Ipertensione della Scuola Medica di Hannover in Germania) durante il 19′ Congresso della Societa’ Europea di Ipertensione (ESH) in corso fino al 16 giugno a Milano.


Del ruolo della microalbuminuria quale indicatore prognostico del decorso della malattia vascolare e delle sue conseguenze in termini di danno degli organi bersaglio, gia’ si parla nelle Linee guida sull’ipertensione, emanate congiuntamente dalle due societa’ scientifiche di riferimento: ESH ed ESC (European Cardiology Society). Adesso un recente studio di settore, patrocinato da ESH e presentato oggi a Milano fornisce dati inediti sulla compliance dei medici rispetto alle stesse Linee guida, con particolare riguardo alla stretta correlazione fra microalbuminuria e danno d’organo.

La ricerca, condotta nel maggio di quest’anno (metodo CATI), ha coinvolto 800 medici di medicina generale, 450 cardiologi e 450 diabetologi in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. “I medici europei – continua Haller – sono consapevoli del fatto che la microalbuminuria e’ associata al rischio vascolare e la maggioranza gia’ effettua test mirati sui pazienti con diabete o con ipertensione”. L’avvio del trattamento per ridurre da un lato i fattori di rischio cardiovascolare e dall’altro la microalbuminuria (MAU) in qualunque stadio potrebbe prevenire o almeno ritardare la comparsa di eventi clinici.

I farmaci impiegati nel trattamento dello scompenso cardiaco e nella prevenzione delle nefropatie, mediante il controllo pressorio, sembrano anche essere efficaci nella riduzione della MAU. Lo studio ROADMAP (Randomized Olmesartan And Diabetes Microalbuminuria Prevention) e’ la prima sperimentazione clinica su larga scala che coinvolge piu’ di 4.400 pazienti di 19 paesi europei, condotta per valutare se olmesartan, un antagonista del recettore dell’angiotensina II, possa prevenire l’insorgenza della MAU nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 associato ad almeno un altro fattore di rischio cardiovascolare. I primi risultati dello studio sono attesi per la fine del 2009 o a inizio 2010.
“Nella pratica clinica, la riduzione della microalbuminuria – ha sottolineato Haller – dovrebbe essere un obiettivo terapeutico aggiuntivo rispetto all’obiettivo pressorio. Pertanto, l’effetto sulla microalbuminuria deve essere considerato attentamente nella scelta dei farmaci per ridurre la pressione. Cio’ potrebbe offrire una maggiore riduzione del rischio cardiovascolare”. I risultati della ricerca mostrano che piu’ del 90% dei medici conosce il significato della MAU come predittore di rischio in pazienti con diabete e ipertensione e la maggioranza associa la microalbuminuria al danno renale. Tuttavia solo il 22% dei medici di medicina generale, il 32% dei cardiologi e il 38% dei diabetologi considera la MAU anche come indicatore di rischio di complicanze cardiache, come l’infarto. Sono ancora di meno i medici che associano la MAU alle cerebrovasculopatie e all’ictus. La maggior parte dei pazienti con microalbuminuria soffre di ipertensione, di diabete o di entrambi. Si tratta di soggetti fra i 51 e i 60 anni d’eta’. Al momento della diagnosi il danno d’organo era gia’ presente nella maggioranza di tutti i pazienti affetti da ipertensione e da diabete visitati dai medici di medicina generale. Anche se i medici europei conoscono l’importanza della microalbuminuria, e’ fondamentale – avverte Haller – accrescere la consapevolezza del suo ruolo come predittore di rischio cardiovascolare e come strumento diagnostico per l’individuazione tempestiva del danno d’organo.
I test diagnostici per rilevare la microalbuminuria sono semplici da utilizzare ed economici. Le malattie cardiovascolari costituiscono tuttora la causa principale di morte in Europa. Sul tema e’ intervenuto anche il prof.
Giuseppe Mancia (Direttore del Dipartimento di Clinica Medica, Prevenzione e Biotecnologie Applicate, presso l’Universita’ di Milano-Bicocca), secondo il quale “per prevenire episodi cardiovascolari, come l’infarto del miocardio o l’ictus, abbiamo bisogno di strategie per identificare le persone a rischio ad uno stadio precoce del continuum cardiorenale. E poiche’ la relazione tra microalbuminuria e sviluppo di danno renale e cardiovascolare risulta evidente in numerose sperimentazioni cliniche di larga scala, la ricerca di MAU e’ raccomandata dalle Linee guida ESH/ESC, al fine di identificare i soggetti ad elevato rischio di eventi cardiovascolari, che possono trarre beneficio da una terapia precoce”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!