Lettera Esperti a Ministro Loren…

Riceviamo e pubblichiamo …

Autismo: 'scagionati' quasi del …

[caption id="attachme…

Un Cannabinoide, molecola del pi…

Il tartufo, in particolar…

Fumo in gravidanza: mina la futu…

Esporre il feto al fu…

Dieta: quale circolo vizioso nel…

In chi e' obeso si in…

Una proteina che attiva gli sper…

Si chiama PLCz e avvia un…

La predisposizione molecolare al…

Un nuovo studio fornisce …

Celiachia e gravidanza:l’importa…

Milano, maggio 2014 – La …

Controllare i battiti cardiaci t…

[caption id="attachment_8…

Lupus: chiarimenti sull'insorgen…

[caption id="attachment_7…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Epilessia: ricerca italiana piu’ vicina a una terapia per i casi resistenti

Milano, 15 set. (Adnkronos Salute) – Scienziati italiani più vicini a una cura per i malati di epilessia resistenti ai farmaci. Pazienti che oggi possono essere trattati solo chirurgicamente, rimuovendo le parti di cervello danneggiate. Ma una ricerca tricolore accende ora nuove speranze, contro i casi più gravi di una patologia che colpisce circa 500 mila italiani. Lo studio, pubblicato su ‘Pnas’ (organo ufficiale dell’Accademia nazionale delle scienze Usa), è firmato dai ricercatori del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’università Sapienza di Roma, coordinati da Fabrizio Eusebi, in collaborazione con il Centro di neurochirurgia ‘Neuromed’ del Molise e l’università di Camerino.

Gli autori si sono concentrati su una particolare forma di epilessia, quella del lobo temporale, resistente a ogni terapia farmacologica. Per la prima volta – riferisce una nota – sostanze di nuova sintesi, derivate dal neuromodulatore adenosina, sono state testate su tessuti cerebrali umani interessati dalla malattia, prelevati durante gli interventi chirurgici. In particolare, i ricercatori hanno isolato nei tessuti malati i recettori per il Gaba, un neurotrasmettitore inibitorio che nei pazienti epilettici è meno efficace. I recettori sono stati trapiantati in ovociti di rana Xenopus. E si è scoperto che, bloccando tramite le sostanze di nuova sintesi particolari proteine localizzate sulle cellule nervose, il sistema inibitorio aumenta la sua efficacia quando è sottoposto a intensa attività nervosa come nell’attacco epilettico.

Questo studio, assicurano gli scienziati, “è rilevante per lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche per i pazienti che hanno come unica aspettativa di guarigione l’intervento chirurgico”. Le sostanze sperimentate si sono dimostrate efficaci sia nelle epilessie di pazienti adulti che nelle forme pediatriche.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!