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Epilessia: ricerca italiana piu’ vicina a una terapia per i casi resistenti

Milano, 15 set. (Adnkronos Salute) – Scienziati italiani più vicini a una cura per i malati di epilessia resistenti ai farmaci. Pazienti che oggi possono essere trattati solo chirurgicamente, rimuovendo le parti di cervello danneggiate. Ma una ricerca tricolore accende ora nuove speranze, contro i casi più gravi di una patologia che colpisce circa 500 mila italiani. Lo studio, pubblicato su ‘Pnas’ (organo ufficiale dell’Accademia nazionale delle scienze Usa), è firmato dai ricercatori del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’università Sapienza di Roma, coordinati da Fabrizio Eusebi, in collaborazione con il Centro di neurochirurgia ‘Neuromed’ del Molise e l’università di Camerino.

Gli autori si sono concentrati su una particolare forma di epilessia, quella del lobo temporale, resistente a ogni terapia farmacologica. Per la prima volta – riferisce una nota – sostanze di nuova sintesi, derivate dal neuromodulatore adenosina, sono state testate su tessuti cerebrali umani interessati dalla malattia, prelevati durante gli interventi chirurgici. In particolare, i ricercatori hanno isolato nei tessuti malati i recettori per il Gaba, un neurotrasmettitore inibitorio che nei pazienti epilettici è meno efficace. I recettori sono stati trapiantati in ovociti di rana Xenopus. E si è scoperto che, bloccando tramite le sostanze di nuova sintesi particolari proteine localizzate sulle cellule nervose, il sistema inibitorio aumenta la sua efficacia quando è sottoposto a intensa attività nervosa come nell’attacco epilettico.

Questo studio, assicurano gli scienziati, “è rilevante per lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche per i pazienti che hanno come unica aspettativa di guarigione l’intervento chirurgico”. Le sostanze sperimentate si sono dimostrate efficaci sia nelle epilessie di pazienti adulti che nelle forme pediatriche.

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