Una dieta ipocalorica per manten…

La ricetta per una buona …

Il DNA potrebbe essere prova 'vu…

[caption id="attachment_1…

B.E.M.S.®, il paziente al centro…

Si apre a Roma l’11 april…

SIPPS: “Grazie al Presidente del…

La Società Italiana di Pe…

La probabilità di Trombosi aumen…

Fai un salto di qualità n…

Tumori al seno: Istituto Regina …

Una novità importante per…

Cellule staminali dal liquido am…

Il liquido amniotico po…

Menopausa: l'obesità aumenta le …

Roma, 20 lug - Il maggior…

Malattie muscolari ereditarie: i…

Le cellule muscolari sche…

Fabiola Gianotti è l'Italia(na) …

Le donne nella scienza, i…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Ricerca italiana sull’ipertensione presentata a Barcellona

Perugia, 4 set. – I risultati di un’importante scoperta scientifica, destinata a migliorare la cura dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa, sono stati presentati al congresso internazionale (ESC), che si e’ svolto a Barcellona, dal dottor Paolo Verdecchia, della Struttura complessa di cardiologia dell’Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia, diretta dal Dottor Claudio Cavallini. Si tratta di una ricerca, denominata Cardio-Sis, ideata e coordinata dal Dottor Verdecchia e condotta in 44 centri italiani sotto l’egida dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri.
“Lo studio – si legge in una nota dell’Azienda ospedaliera di Perugia – ha dimostrato che una strategia terapeutica aggressiva dell’ipertensione arteriosa, mirata alla riduzione della pressione arteriosa massima al di sotto dei 130 mmHg e’ sensibilmente migliore della strategia tradizionale mirata alla riduzione della pressione arteriosa sistolica ‘solo’ al di sotto dei 140 mmHg. Al termine di due anni di terapia infatti, i pazienti ipertesi trattati secondo lo schema piu’ aggressivo hanno mostrato una importante riduzione del danno cardiaco (ipertrofia del ventricolo sinistro) nonche’ delle maggiori complicanze cardiovascolari quali l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale e la morte per cause cardiovascolari”. “Abbassare la pressione sistolica al di sotto dei 130 mmHg in questi pazienti e’ un obbiettivo non facile da centrare, ma se ci riusciamo possiamo ridurre in maniera importante il rischio di gravi malattie cardiovascolari – spiega il dottor Verdecchia – Alla luce dei risultati ottenuti dalla ricerca e’ verosimile che le linee guida internazionali sul trattamento dell’ipertensione arteriosa dovranno essere modificate. “Non si e’ trattato di una semplice ricerca su un nuovo farmaco antipertensivo, promossa e finanziata dalla ditta produttrice – ha commentato il Dottor Claudio Cavallini – ma di uno studio di confronto tra due diversi comportamenti terapeutici per affrontare le problematiche legate ad una patologia molto diffusa e di grande interesse sociale. Questo studio, atteso da tempo dalla comunita’ cardiologica internazionale, e’ stato sponsorizzato da una associazione scientifica non profit italiana e ha dimostrato con chiarezza la superiorita’ di una strategia rispetto all’altra. Oggi, con questi risultati, abbiamo maggiori informazioni su come migliorare la salute dei nostri pazienti ipertesi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: