"Faccia da Toast" - Un laborator…

26 settembre 2014 ore 13,…

Il pesce introdotto nella dieta …

I pesci grassi “elisir” d…

Via libera UE a biosimilare di i…

Colantuoni: “Il biosimila…

Asma grave: a Brescia viene trat…

Eseguito a Brescia il p…

Eczema: verso una nuova terapia

Un ceppo di lievito coin…

Dieta: quale circolo vizioso nel…

In chi e' obeso si in…

Guarisce dal cancro al colon cam…

Un cancro aggressivo al c…

Ricerca italiana porta alla scop…

[caption id="attachment_1…

Autismo: recenti studi sulla pot…

[caption id="attachment_6…

Bayer amplia la ricerca clinica …

Nuovi studi estendono la …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Roma, S. Camillo – Cornee artificiali ma sostegni naturali

Sono circa 300 i pazienti ciechi operati in Italia con la tecnica denominata osteo-odonto-cheratoprotesi modificata, e la percentuale di successo e’ dell’89%. E’ quanto dichiara Giancarlo Falcinelli, oculista emerito all’Ospedale S. Camillo di Roma che ha perfezionato una metodologia creata negli anni ’60 dal professor Benedetto Strampelli. ‘Il S. Camillo – afferma – dovrebbe diventare un centro di riferimento internazionale per questo tipo di interventi’. Sono infatti ben 12, con la nuova entrata degli Usa, i paesi che utilizzano la tecnica ‘made in Italy’. Tra questi Francia, Gran Bretagna, Cina, Giappone, India che hanno una casistica che va dai 40 fino agli 80 interventi gia’ realizzati con successo.
La tecnica consiste nell’impianto di una cornea artificiale ancorata all’occhio per mezzo di una lamina ricavata dalla radice di un dente dello stesso paziente. ‘Tra questi il migliore e’ il canino – continua – visto che ha una radice unica e larga’. Ottimo il follow up. ‘L’89% dei pazienti operati – spiega Falcinelli – ha recuperato una vista utile anche per lavorare e nel 74% dei casi l’ha mantenuta per oltre 30 anni’. A differenza degli altri tipi di interventi che impiantano una cornea artificiale utilizzando un sostegno artificiale, infatti, l’utilizzo di una supporto naturale come la radice di un dente dello stesso paziente rende minime le possibilita’ di rigetto e infezioni. ‘Tra i miei pazienti – conclude – c’e’ un uomo di 84 anni a cui abbiamo ridato la vista 45 anni fa’.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi