Dengue: zanzare modificate per c…

Scienziati australiani ha…

Polmonite: l'uomo più a rischio …

Basta prendere in giro gl…

La proteina a guardia dell'integ…

Una nuova ricerca ha chia…

Febbre tifoidea: ottimi risultat…

Sono positivi i risultati…

Quale influenza hanno avuto le i…

Centomila anni fa la popo…

IL RUOLO DELLA AUTOIMMUNITÀ TIRO…

Kris Poppe*, Brigitte V…

CCSVI: nasce l’Associazione Nazi…

VENERDI’ 9 APRILE 2010: L…

Scoperta la molecola della buona…

La voglia di fare, la mot…

Cellule staminali ringiovanite p…

[caption id="attachme…

Ipertensione: se il sonno è dis…

Un anziano che soffre di…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Epatite B: studio sull’efficacia dell’Entecavir

Entecavir, antivirale orale ad alta barriera genetica per il trattamento dell’epatite B cronica, e’ efficace, non da’ resistenza virale e riduce i danni a carico del fegato. Per la prima volta sono disponibili i dati sull’uso della molecola dopo due anni di trattamento nella pratica clinica quotidiana, cioe’ su pazienti diversi (piu’ anziani, con malattie piu’ severe) rispetto a quelli arruolati negli studi registrativi.

Ed e’ proprio l’Italia a presentare i risultati a Vienna dove si e’ tenuto il 45° Congresso dell’Associazione europea per lo studio del fegato (European Association for the Study of the Liver – Easl), il piu’ importante appuntamento continentale sulle malattie epatiche, che ha visto la partecipazione di circa 7.500 esperti.
Lo studio multicentrico italiano, che durera’ cinque anni, ha riunito 311 pazienti HBeAg negativi mai trattati prima (il 50% con cirrosi in stadio iniziale), provenienti da 17 centri coordinati dalla Unita’ Operativa di Gastroenterologia I della Fondazione Policlinico di Milano, diretta dal professor Massimo Colombo.
“La risposta virologica, cioe’ la capacita’ di entecavir di bloccare il virus – spiega il professor Pietro Lampertico dell’Universita’ degli Studi di Milano, responsabile della ricerca – si e’ dimostrata efficace nel 95% dei pazienti dopo due anni di trattamento, la stessa percentuale emersa negli studi registrativi. Questo significa che il virus non e’ piu’ rilevabile nel sangue. Inoltre solo l’1% (3 pazienti su 311) ha evidenziato un aumento della viremia in corso di trattamento. In questi casi pero’ non si e’ determinata una resistenza alla molecola, perche’ l’incremento della carica virale e’ stato causato dalla scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti. Bloccare il virus ha inoltre permesso di arrestare i danni a carico del fegato. Nell’85% dei pazienti le transaminasi hanno raggiunto livelli normali. Siamo cosi’ riusciti a spegnere l’infiammazione del fegato. Ed in assenza di infiammazione, la progressione della malattia viene arrestata”.
Infine i dati sulla sicurezza: nessun paziente ha interrotto la terapia o ha ridotto la dose a causa di effetti collaterali. Entecavir, scoperto nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb, e’ disponibile in Italia da tre anni. La molecola ha raggiunto questi risultati grazie alla sinergia fra la potenza nell’abbattere la carica virale e l’alta barriera genetica con la necessita’ per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all’effetto della molecola. Tutte le persone arruolate nello studio erano colpite da una forma particolare di epatite B cronica, detta HBeAg negativa, che, oltre a essere la piu’ diffusa in Italia, sta diventando dominante anche nel resto del mondo. In questo senso la ricerca italiana puo’ diventare paradigmatica anche per altri Paesi. Si stima che in Italia vi siano circa 700 mila persone con epatite B cronica (14 milioni in Europa e 350 milioni nel mondo). Purtroppo la percezione della gravita’ della malattia e’ ancora scarsa e preoccupa la mancanza di ricorso a cure appropriate. Nel nostro Paese, solo venticinquemila persone sono in terapia, anche se molte di piu’ potrebbero trarre beneficio da trattamenti efficaci per arrestare l’evoluzione della malattia. Il 15-25% delle persone con epatite B cronica muore a causa di una malattia epatica: l’HBV (Hepatitis B Virus) e’ responsabile dell’80% dei tumori epatici primari che si sviluppano nel mondo.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!