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Allergie: nuovo vaccino per le allergie in pillole funziona contro le graminacee

Polline fortemente ingrandito

Polline fortemente ingrandito

La febbre da fieno, uno dei disturbi più fastidiosi e diffusi, che in certi periodi dell’anno riguarda un italiano su quattro (26% della popolazione), è stato al centro dell’attenzione al Congresso europeo di Allergologia e Immunologia Clinica (EAACI), in corso in questi giorni a Varsavia.

Uno studio clinico definito dagli esperti “landmark”, “pietra miliare”, condotto in diversi centri europei, 5 in Italia (San Raffaele, Milano; Molinette, Torino; Como, Borgomanero e Verona), e presentato in anteprima nella capitale polacca, ha evidenziato come un nuovo vaccino per le allergie in pillole sublinguali (primo vaccino immunoterapico registrato come farmaco, disponibile dallo scorso anno in Italia e altri 27 Paesi europei) sia in grado di mantenere nel tempo la sua efficacia contro l’allergia da graminacee.


“Modifica il corso storico della malattia e ha un grande vantaggio per i pazienti, soprattutto i bambini, per i quali l’attuale utilizzo di vaccini in gocce da tenere sotto la lingua è spesso difficoltoso – ha spiegato Gianni Cadario, Direttore del reparto di allergologia de Le Molinette di Torino, uno degli sperimentatori del nuovo vaccino.

Nello studio, diretto da Stephen R. Durham, del National Heart and Lung Institute dell’Imperial College di Londra, 283 allergici alle graminacee, reclutati nei principali Paesi europei (oltre all’Italia, UK, Spagna, Germania, Scandinavia), sono stati divisi in due gruppi. In aggiunta ai comuni farmaci contro i sintomi della rinite allergica (gocciolamento, occhi arrossati e lacrimazione, starnuti), un gruppo è stato “vaccinato” per tre anni con la nuova pillola, l’altro con un placebo. Al termine, i due gruppi sono stati tenuti in osservazione per 1 anno – ne è previsto un secondo, attualmente in corso. Nel gruppo vaccinato con la pillola, a distanza di 1 anno dal termine dell’immunoterapia, lo starnutire, la lacrimazione e il naso chiuso e gocciolante erano ridotti rispettivamente del 25%, 30% e 51%, rispetto al gruppo non vaccinato. Inoltre, era diminuito del 50% anche il ricorso agli antistaminici e ai cortisonici utilizzati per ridurre i sintomi.


“Questi risultati – ha concluso Cadario – dimostrano, per la prima volta al mondo, che una compressa risulta efficace quanto un normale vaccino sottocutaneo o in gocce sublinguali nell’immunoterapia, in questo caso per l’allergia da graminacee. Si aprono nuove prospettive per i milioni di persone che soffrono di questo disturbo, ma anche per altre forme molto diffuse. Tra un paio d’anni dovrebbe essere disponibile anche l’analoga versione per prevenire l’asma causata dagli acari della polvere”.

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