Tumore alla prostata: nuovi studi e nuove valutazioni.

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(AGI) – Milano, 24 giu. – Il trattamento in prima linea con bicalutamide migliora la qualita’ di vita delle persone con cancro alla prostata, limitando gli effetti collaterali del trattamento precoce con la terapia ormonale a base di LH-RH analoghi e allontanando cosi’ lo spettro della “castrazione chimica”. Sono stati presentati oggi al congresso annuale della Societa’ Italiana di Urologia Oncologica (SIURO) i risultati dello studio italiano SORSE (Studio Osservazionale Retrospettivo sulla Sequenzialita’ dell’Endocrinoterapia) che, promosso da AstraZeneca, e’ stato condotto in 17 centri su 137 pazienti con carcinoma prostatico non metastatico, inizialmente trattati con bicalutamide in monoterapia e successivamente, quando e’ insorta la progressione di malattia, sottoposti ad un’ulteriore terapia ormonale a base di LH-RHa o Blocco Androgenico Totale. I primi risultati dello studio hanno dimostrato che oltre l’85% dei pazienti con tumore alla prostata, sottoposti a un trattamento con bicalutamide in prima linea, e’ ancora sensibile ad una successiva terapia ormonale e nell’80% circa dei casi si e’ verificata una riduzione significativa (superiore al 50%) del PSA (antigene specifico prostatico che si rileva con un esame del sangue).


“Questo studio – spiega il professor Pasquale Ditonno, associato della Clinica Urologica dell’Universita’ di Bari, ideatore e coordinatore dello studio SORSE – dimostra che la neoplasia prostatica rimane ormono-sensibile dopo trattamento con bicalutamide, permettendo di ritardare la terapia androgeno-soppressiva con gli analoghi dell’LH-RH e rendendo possibile la cosiddetta terapia sequenziale, cioe’ la somministrazione in prima istanza di bicalutamide e, in caso di progressione di malattia, della terapia ormonale con LH-RH analoghi. Questa nuova modalita’ terapeutica – aggiunge Ditonno – potrebbe tradursi in una migliore qualita’ di vita per i pazienti con cancro alla prostata riducendo il tempo di esposizione agli analoghi dell’LH-RH e gli effetti collaterali di cui sono responsabili: impotenza e riduzione della libido, vampate di calore, ritenzione idrica, disturbi gastrointestinali, insufficienza epatica, osteoporosi, anemia, sindrome metabolica e disturbi del tono e dell’umore. Rimane da capire se questa modalita’ terapeutica si traduca anche in un prolungamento del periodo di ormono-sensibilita’ della neoplasia ed eventualmente in un vantaggio sulla sopravvivenza”. In Italia il carcinoma prostatico e’ il piu’ frequente tra gli uomini sopra i 45 anni, con un’incidenza del 15,6% che sale addirittura al 20,3% negli ultrasessantacinquenni.1 Il tumore alla prostata rappresenta, dopo il cancro al polmone e al colon retto, la terza causa di morte per tumore nel sesso maschile. Si stima che un uomo ogni sette sia destinato ad ammalarsi di cancro alla prostata e i casi sono in aumento.

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