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Endometriosi esterna e adenomiosi, dolore pelvico cronico e infertilità

Endometriosi pelvica, da molte sconosciuta

Endometriosi pelvica, da molte sconosciuta

L’aggiornamento su una patologia ancora oggi poco conosciuta, ma che sempre più frequentemente giunge all’osservazione del ginecologo, dell’ostetrica e del medico di base e che ha un impatto importante sia sulla fertilità che sulla qualità di vita delle donne, è l’obiettivo del Quarto Congresso Internazionale “Sull’Endometriosi” promosso dal Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente del Policlinico Gemelli di Roma, in programma presso l’Auditorium dell’Università Cattolica da giovedì 28 a sabato 30 maggio .

Nell’ambito del Congresso saranno presentati i più recenti risultati della ricerca di base e delle teorie patogenetiche dell’adenomiosi e dell’endometriosi esterna e dei fattori che possano correlarsi con il grado di aggressività della malattia e con la prognosi. Ampio spazio sarà dedicato all’adenomiosi o endometriosi interna, patologia associata a sterilità o a insuccessi riproduttivi, ai mezzi diagnostici, alla terapia medica e alla modulazione del trattamento chirurgico.

“L’endometriosi esterna – spiega Sebastiano Campo, docente di Clinica ostetrica e ginecologica della Cattolica di Roma e presidente del congresso – è la localizzazione di cellule dell’endometrio, la mucosa che riveste la cavità uterina, al di fuori dell’utero. L’endometriosi ‘interna’ o adenomiosi è determinata invece dall’invasione delle cellule e delle ghiandole endometriali nella parete muscolare dell’utero stesso. Il tessuto ghiandolare ectopico intrappolato nel miometrio subisce le modificazioni tipiche dell’endometrio durante il ciclo mestruale e al momento della mestruazione il sangue si accumula nelle ghiandole endometriali all’interno della parete uterina.

“Questo intrappolamento del sangue nella parete uterina provoca l’insorgenza di dolore sotto forma di crampi nel periodo mestruale – spiega Campo – e inoltre provoca l’insorgenza di sanguinamenti uterini anomali. Pochi dati sono disponibili sulla sua reale incidenza nella popolazione femminile per la difficoltà della diagnosi, ma è verosimile che siano affette il 20-30% delle donne in età fertile”.

Fino a pochi anni or sono si riteneva questa patologia più frequente in donne che avevano partorito o che avevano avuto tagli cesarei o raschiamenti per aborto, tutti fattori che potrebbero facilitare meccanicamente l’invasione delle ghiandole endometriali nella parete uterina, ma l’introduzione dell’ecografia trans vaginale e, ancora di più, la risonanza magnetica hanno reso possibile una diagnosi precoce, valutando lo spessore della zona giunzionale uterina, cioè dello strato interno dell’endometrio subito al di sotto dello strato muscolare dell’utero, che nelle donne con adenomiosi supera gli 8 mm.


“Con queste tecniche diagnostiche poco invasive sempre più spesso si evidenzia la presenza di adenomiosi anche in epoca giovanile o in donne che non hanno avuto gravidanze o interventi chirurgici sull’utero – aggiunge Campo -. L’alterazione della zona giunzionale tipica dell’adenomiosi può essere responsabile anche di sterilità, sia per l’alterazione del trasporto spermatico intrauterino che per difficoltà dell’impianto dell’embrione”. Infatti, studi recenti hanno dimostrato nelle donne affette da tale patologia una ridotta produzione di molecole di adesione cellulare, indispensabili per l’adesione dell’uovo fecondato alla mucosa endometriale o una alterazione del processo di decidualizzazione, necessario per consentire il normale processo di impianto dell’embrione nell’utero. In queste pazienti, poi, sempre più è evidente il rischio di aborti precoci, gravidanze extrauterine o di patologie della gravidanza come la gestosi.

La terapia dell’adenomiosi – prosegue il ginecologo della Cattolica – si avvale degli stessi farmaci utilizzati per l’endometriosi esterna come estroprogestinici, farmaci che bloccano l’attività ovarica e che simulano una menopausa, o sostanze ormonali introdotte localmente in vagina o in utero con lo scopo di ridurre o azzerare temporaneamente i flussi mestruali. Tra le tecniche chirurgiche conservative per l’adenomiosi va considerata l’ablazione isteroscopica dell’endometrio, la crioterapia degli adenomi uterini o il trattamento con ultrasuoni. Sempre più emerge l’importanza di un approccio multidisciplinare all’endometriosi – conclude Campo -, con un team che comprenda ginecologo, psicologo, terapista del dolore, neurofisiologo, gastroenterologo, radiologo, chirurgo generale. Ed è questo che svilupperemo nel corso del congresso”.

I lavori congressuali prevedono nella prima giornata, alle ore 17.00, una tavola rotonda cui interverranno esperti nazionali e internazionali e rappresentanti delle istituzioni per un confronto globale e articolato sulla complessa patologia, tra questi: Lone Hummelshoj, direttore della World Endometriosis Society, Jacqueline Veit, presidente dell’ Associazione Italiana Endometriosi; Francesca Merzagora, presidente dell’ Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna; Laura Bianconi, Commissione Sanità del Senato; Antonio Tomassini, presidente Commissione Sanità del Senato; Cesare Catananti, direttore Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”; Mario Falconi, presidente Ordine dei Medici-Roma; Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita nascente del Policlinico Gemelli.

Numerosi e qualificati gli specialisti presenti nelle tre giornate di Congresso, di cui si segnalano: Gerhard Leyendecker (Darmstadt, Germania), Charles Chapron e Michael Bazot (Parigi), Felice Petraglia, direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena, Paolo Vercellini, responsabile centro Endometriosi clinica Mangiagalli, Milano, Gian Benedetto Melis, responsabile Sezione di Clinica Ginecologica Ostetrica e di Fisiopatologia della Riproduzione Umana Università degli Studi di Cagliari, Mauro Busacca, docente di Clinica Ostetrico Ginecologica Università degli Studi di Milano, Antonio Lanzone, direttore dell’Unità operativa di Ginecologia Disfunzionale del Policlinico Gemelli, Riccardo Marana, direttore dell’Unità operativa di Ginecologia oncologica del Policlinico Gemelli di Roma.

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