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Biomarcatori e rischi cardiovascolari: dimostrata efficienza specifica di ciascuno

Un trombo

Un trombo

Cinque dei sei marcatori sono risultati buoni predittori di futuri eventi cardiovascolari e tre (cistatina C, MR-proADM e N-BNP) hanno previsto successivi eventi coronarici in modelli che contemplavano anche fattori di rischio convenzionali

L’uso di diversi biomarcatori, vecchi e nuovi, sembra offrire un beneficio aggiuntivo molto limitato nella previsione degli eventi cardiovascolari rispetto a fattori di rischio cardiovascolare come alti livelli di colesterolo o l’ipertensione arteriosa. È questa la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista “JAMA” a firma di Olle Melander, e colleghi della Lund University, di Malmö, in Svezia.


“Un’efficace prevenzione cardiovascolare si basa su un’accurata identificazione degli individui a rischio. Tuttavia, un’ampia porzione di soggetti che vanno incontro a un evento cardiovascolare ha uno o nessun fattore di rischio tra quelli ‘convenzionali’, come il fumo di sigaretta, il diabete, l’ipertensione o l’iperlipidemia”, spiegano gli autori.

Per questo la ricerca ha identificato recentemente alcuni biomarcatori, in grado di implementare gli algoritmi di rischio standard, che hanno ricevuto molta attenzione. Tuttavia, studi preliminari hanno ottenuto conclusioni contrastanti per quanto riguarda, nello specifico, il rischio cardiovascolare.

La Melander e colleghi hanno così valutato l’utilità di alcuni biomarcatori cardiovascolari, presi singolarmente o in combinazione, in 5067 volontari di età media pari a 58 anni, reclutati tra il 1991 e il 1994 e poi seguiti fino al 2006.

Tra i marcatori “classici” sono stati presi in considerazione la proteina C reattiva (CRP) il peptide natriuretico di tipo-B (N-BNP) e, tra quelli di più recente individuazione, la cistatina C, la fosfolipasi-2 associata alla lipoproteina (Lp-PLA2), la regione meso dell’adrenomedullina (MR-proADM) e il peptide natriuretico MR-proANP. I ricercatori hanno poi analizzato i registri di dimissione ospedaliera e le cause di morte per eventi cardiovascolari (infarto, ictus e attacco coronarico acuto).

Quando considerati singolarmente, cinque dei sei marcatori sono risultati buoni predittori di futuri eventi cardiovascolari e tre (cistatina C, MR-proADM e N-BNP) hanno previsto successivi eventi coronarici in modelli che contemplavano anche fattori di rischio convenzionali.

“Le migliori combinazioni sono risultate la CRP/N-BNP per la previsione di eventi cardiovascolari, e la MR-proADM/N-BNP per quelli coronarici. L’uso di biomarcatori multipli migliora però in modo minimo l’accuratezza dei modelli di previsione del rischio oltre i fattori di rischio convenzionali e non consente di riclassificare una sostanziosa porzione di soggetti in categorie di rischio diverse”, scrivono gli autori.

“La sfida per il futuro sarà quella di trovare nuovi biomarcatori cardiovascolari che singolarmente o in combinazione con quelli già disponibili possano portare miglioramenti nella valutazione del rischio che siano significativi non solo dal punto di vista statistico ma anche da quello clinico”.

Le Scienze – L’Espresso.

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