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Fibrosi cistica: a 20 anni dalla scoperta del gene della malattia 24 progetti nel segno della speranza

bronchi di un adulto colpiti da fibrosi cistica

bronchi di un adulto colpiti da fibrosi cistica

A vent’anni dalla scoperta del gene della malattia genetica grave più diffusa, il Comitato Scientifico della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica ha selezionato 24 nuovi progetti di altissimo livello: 5 le aree strategiche di ricerca coinvolte, per un investimento di 1.200.000 euro. Un impegno al quale si aggiungono 600.000 euro destinati all’attivazione di due core facilities a Milano e Verona.

Sono passati due decenni dalla scoperta del gene CFTR, un evento che ha segnato la storia della ricerca sulla fibrosi cistica. L’impulso, che ha coinvolto l’intero mondo scientifico che si occupa della malattia genetica grave più diffusa, ha dato nuove speranze a quanti si battono per sconfiggere quella che un tempo era nota come mucoviscidosi. Speranze che puntualmente sono alimentate dalla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC), onlus che da oltre 10 anni promuove e finanzia progetti di altissimo livello (138 fino ad oggi) e che è stata in grado di coinvolgere oltre 400 ricercatori appartenenti a più di 100 laboratori e centri di ricerca.


Nei giorni scorsi la Fondazione ha stanziato 1.200.000 euro: la somma (che verrà coperta dalle adozioni dei sostenitori FFC) servirà a finanziare 24 nuovi progetti selezionati dal Comitato Scientifico della FFC, presieduto dal Prof. Antonio Cao e di cui fanno parte il Prof. Lucio Luzzatto, il Prof Gerd Doering, il Prof. Giorgio Berton e il Dr Roberto Buzzetti, con l’assistenza del direttore scientifico della Fondazione Prof. Gianni Mastella. Distribuiti nelle 5 aree strategiche di ricerca, sono il risultato dell’accurato iter di valutazione che ha coinvolto oltre cento scienziati provenienti da varie parti del mondo:

1. Sette progetti interessano l’area delle conoscenze di base e delle nuove terapie del difetto di base della malattia. Di grande rilevanza, per la prospettiva di un approccio diretto al malato, che si pensa molto vicino, sono tre studi del gruppo di ricerca di Genova coordinato dal Dr. Luis Galietta, mirati ad individuare e testare anche in vivo piccole molecole che correggano il difetto di trasposto di elettroliti nelle vie respiratorie dei malati.

2. L’area degli studi genetici coinvolge due progetti: in particolare, il gruppo di Trieste, coordinato dal Dr. Paolo Gasparini lavora all’identificazione di geni diversi da quello principalmente responsabile della malattia, in grado di modulare in senso peggiorativo o migliorativo il decorso della FC (geni modificatori).

3. Sei progetti afferiscono all’area della microbiologia, che punta in particolare a sviluppare un vaccino per prevenire l’infezione polmonare da Pseudomonas aeruginosa (il batterio più frequentemente implicato nel danneggiare progressivamente i polmoni dei malati di fibrosi cistica), o a sviluppare sostanze antibatteriche di nuova concezione, i peptidi antimicrobici, presenti in certa misura già nelle difese naturali dell’uomo.

4. I sei progetti dell’area dell’infiammazione si concentrano sull’infiammazione polmonare, che in questa malattia è determinante, assieme all’infezione, nel condizionare la durata e la qualità di vita dei malati. Di rilievo un progetto di cooperazione internazionale, coordinato dalla Dr.ssa De Rose di Torino, che intende colpire l’infiammazione polmonare a livello di un bersaglio molto sensibile di nuova conoscenza, il PI3Ky.

5. Infine l’area della ricerca clinica (tre progetti), in cui spicca un trial clinico finalizzato a ridurre sensibilmente il rischio di rigetto precoce nel trapianto polmonare con l’impiego di una nuova sostanza, il reparixin.

Ma lo sforzo della FFC non si esaurisce con il supporto ai 24 nuovi progetti: un ulteriore investimento, pari a 600.000 euro, è infatti destinato all’attivazione e al sostegno per tre anni di due “core facilities”, servizi centralizzati che mettono a disposizione alte tecnologie e competenze per la rete italiana degli scienziati attivi nel campo della fibrosi cistica. Si tratta del servizio “CFaCore” attivo presso l’ospedale San Raffaele di Milano, che offre la possibilità di eseguire studi in vivo utilizzando modelli animali (anche animali transgenici che nascono con una malattia che riproduce la fibrosi cistica umana) e del servizio “Quantigene”, istituito presso l’Azienda Ospedaliera di Verona, che offre la possibilità di misurare, in termini molecolari e con tecniche sofisticate, l’effetto di molti geni implicati in vario modo nella patogenesi della malattia.

Ogni anno la FFC emana un bando di concorso pubblico al quale partecipano scienziati e ricercatori italiani e stranieri. La selezione dei progetti avviene secondo il metodo della peer review: esperti di massimo livello “esterni” alla Fondazione valutano i progetti (almeno due revisori per progetto: quasi 200 esperti internazionali hanno finora collaborato). La FFC finanzia quelli selezionati e ne controlla i risultati: a questo scopo i ricercatori sono tenuti a presentare annualmente il rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori e sui risultati. Questo documento è reso noto a quanti abbiano concorso al finanziamento di un progetto attraverso l’iniziativa “Adotta un Progetto” ed è discusso dal Comitato Scientifico della FFC e durante l’incontro annuale dei ricercatori che si tiene a Verona (Convention d’Autunno dei Ricercatori FC).

“Negli ultimi tempi sta ottenendo interessanti risultati il trattamento sperimentale con sostanze che consentono alla proteina difettosa (chiamata proteina CFTR) sia di maturare correttamente sia di recuperare la funzione normale, che è quella di idratare la superficie delle mucose, quella respiratoria in particolare, ed i secreti di molti organi – sottolinea il Direttore scientifico della FFC, Prof. Gianni Mastella – È a livello respiratorio, soprattutto, che la malattia compromette la vita dei malati: le secrezioni bronchiali sono dense e disidratate e occludono i bronchi predisponendoli ad infezioni croniche che distruggono i polmoni. Il poter idratare le secrezioni bronchiali ne consente una più facile rimozione e quindi la prevenzione delle infezioni stesse. C’è una accelerazione degli studi mirati a correggere il processo di sintesi della proteina CFTR per consentire al gene di produrre una proteina normale.


La prospettiva di terapia genica, consistente nel trasferimento di una copia di gene CFTR normale alle cellule malate dell’individuo, è una grande ambizione, che peraltro ha trovato sinora molti ostacoli, specie a livello dei cosiddetti vettori, cioè dei trasportatori del gene. Di recente si è riusciti a creare un vettore particolarmente promettente: un virus modificato, innocuo per l’uomo ma con capacità di trasportare efficacemente il gene curativo all’interno delle cellule malate”.

Per ulteriori informazioni sulla ricerca FC e sulle attività della Fondazione: www.fibrosicisticaricerca.it

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